Creatrice di bellezza,
dono luce alle forme,
dipingo il mondo con la mia anima gentile.

La mia storia come pittrice

La pittura di paesaggi e nature morte è una tradizione artistica consolidata che ha affascinato i pittori di tutto il mondo per secoli.

Per emergere come punto di riferimento per i pittori di Genova, ho dovuto sviluppare una conoscenza approfondita della composizione, della luce e del colore, nonché una grande attenzione ai dettagli e alla resa realistica degli oggetti e degli ambienti rappresentati. Ho scelto di utilizzare la pittura ad olio su tela, una tecnica molto versatile che mi consente di creare un'ampia gamma di effetti e di lavorare su diverse superfici.

Durante la mia formazione, ho avuto il privilegio di essere allieva di Lorenzo Garaventa e Giuseppe Cardillo noti entrambi il primo per le sculture mentre il secondo per le opere di paesaggi e nature morte dipinte in uno stile realistico e preciso. La loro influenza si riflette nei miei lavori, sia in termini di tecnica che di stile, contribuendo a definire la mia identità artistica e il mio percorso creativo.

Lorenzo Garaventa

è stato un noto scultore ligure contemporaneo nato a Genova nel 1958. Ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Genova e ha poi proseguito la sua formazione in particolare a Carrara, dove ha perfezionato le sue tecniche di scultura su marmo.

Le opere di Garaventa sono caratterizzate da una forte attenzione alla figura umana e alla sua relazione con lo spazio circostante. Le sue sculture sono spesso monumentali e imponenti, ma riescono a comunicare una grande sensibilità e delicatezza.

Tra le opere più famose di Garaventa si possono citare la statua di San Giovanni Bosco nella cattedrale di Santo Stefano a Savona, il monumento a Guglielmo Marconi a Sestri Levante e la scultura intitolata "Icaro" esposta all'aeroporto di Genova.

Giuseppe Cardillo

Ha trascorso gran parte della sua vita lavorando a Genova, dove ha avuto il suo studio in Via S. Luca 4. Ha studiato ritratto presso l'Accademia Ligustica sotto la guida di Alberto Helios Gagliardo, acquisendo una formazione solida e completa. Cardillo è noto soprattutto per le sue opere di paesaggi e nature morte, dipinte in uno stile realistico e preciso, che gli hanno fatto guadagnare numerosi premi e riconoscimenti.

La sua pittura è stata influenzata dalla tradizione della scuola Sampierdarenese, della quale è stato interprete e continuatore. In particolare, la sua attività pittorica si è sempre contraddistinta per la coerenza espressiva e la fedeltà alle forme veristiche che caratterizzano la scuola di provenienza.

Il mio Stile

è caratterizzato da una grande attenzione ai dettagli, alla luce e alla composizione. I miei paesaggi sono spesso dipinti con una tecnica molto precisa, in cui ogni elemento è reso con grande cura per i dettagli, mentre le mie nature morte presentano oggetti disposti con cura in modo realistico e con una particolare attenzione ai colori e alla luce che sono anche una dimostrazione del mio rispetto per la natura.

La natura è una fonte infinita di ispirazione per me, e cerco sempre di rappresentarla nel modo più realistico possibile. Questo impegno si estende anche al modo in cui dipingo gli oggetti nelle mie nature morte: cerco di creare un'opera d'arte che catturi la bellezza e l'armonia del mondo naturale, mantenendo sempre un profondo rispetto per l'ambiente.

I paesaggi

sono tra le opere più apprezzate che creo. Dipinti con una tecnica molto precisa, ciascun elemento viene reso con cura e attenzione per i dettagli. Il risultato è un'opera d'arte che cattura l'essenza della natura e della bellezza del paesaggio, rendendo l'immagine in modo così realistico che il pubblico può quasi sentire il vento soffiare sui campi verdi e vedere il sole che sorge all'orizzonte.

Le nature morte

presentano oggetti disposti con cura in modo realistico, creando un'opera che cattura l'attenzione del pubblico grazie alla sua bellezza e al suo realismo. Ogni dettaglio è importante, e ogni oggetto viene collocato con cura per creare un'armonia perfetta con il resto della composizione; mi concentro sulla scelta dei colori e sulla disposizione della luce, in modo da creare un'atmosfera calda e accogliente. Ogni ombra e ogni sfumatura viene presa in considerazione per creare un'opera d'arte che cattura l'essenza della bellezza naturale.

Una breve raccolta

La Critica

Dario Ferin 2003

Un fantasmagorico ascensore dalle pareti trasparenti conduce al culmine dell’edificio, nel centro storico di Genova, in una strada parallela alla mitica via San Lorenzo. Dallo studio di Erika Malan si ammira un mosaico di tetti di ardesia inceneriti dai raggi solari, mentre sullo sfondo traspare la biancheggiante sommità di palazzo ducale. Sulle candide ampie pareti del luminoso atelier, sopra un lungo scaffale strapieno di libri (non li ho mica letti tutti bisbiglia bonariamente la pittrice) sono appesi a giusta altezza, vale a dire all’altezza degli occhi, alcune opere ad olio.

Da molti anni la Malan si cimenta con le esposizioni pubbliche. Lei gradirebbe che la mostra al Doge fosse una sua antologica. Siamo d’accordo per questo fior fiore di festival pittorico, ma anche nella pochezza del nostro spazio. La nostra serena predilezione si dirige subito sui luminosi raccoglimenti di alcune nature morte, nelle quali la Malan con robusto corredo di capacità espressiva, struttura unite, ben modulate composizioni.

Un secondo palcoscenico pittorico è offerto dalle opere che hanno come protagonisti i tavoli, nei quali allinea la trasfigurazione introiettiva ed evocativa di una persona che vive un legame delicato ed elegante di transfert con le cose di tutti i giorni. Una pittura psicologica, in definitiva, quella della Malan. Che riverbera la propria interiorità con naturale schiettezza e scorrevoli tonalismi. Atmosfere rilassanti e metaforiche anche nelle rappresentazioni di fiori e nelle figurazioni di paesaggio. Una novità. mesi addietro l’amico Remo Abelardo Borzini, il sempre giovane (di spirito) valente scrittore e pittore, ha donato alla Malan un manichino. Lei ha dipinto un gruppo di opere nelle quali il fantoccio di legno con felice mimesi vive i suoi momenti magici. L’automa è più vivo di tanti personaggi del nostro tempo, più vivace di tanti robot. Venite a vedere queste affabili metamorfosi, questa traslucida metempsicosi pittorica.

Nalda Mura

Nature morte e fiori sono i temi che predominano nelle opere di Erika Malan alla sua prima personale dopo un lungo periodo di studio, temi difficili da affrontare senza cadere nelle vieto manierismo o in un vetro romanticismo, ma Erika Malan grazie alla serietà degli studi e alla severità del carattere, non corre questo pericolo e si muove con disinvoltura in un suo mondo tutto tonale, senza concessioni al lezioso.

La sua pittura, fatta di corpose e dense pennellate a un impianto sempre ben costruito, proprio di chi sa disegnare, con una serie di variazioni cromatiche sempre giustificate, mai gratuite e l’atmosfera è intensa, vivificata da soffuse sensazioni, venata di sottile malinconia. Un’atmosfera nutrita dei reconditi pensieri e stati d’animo che l’autrice rinnova con una continua ricerca in se stessa. Al di là delle vibrazioni interiori che suggerisce, la pittura di Erika Malan, appare frutto di un carattere determinato, prodotto di una maturazione artistica adeguata all’amore per la pittura sorretta da un consapevole uso del colore, da una sufficiente e misurata disposizione della materia sulla tela, una pittura che racconta di cose sentite più che di cose viste.

Nalda Mura

La pittura di Erika Malan, scrive Mauro Bocci nella presentazione in catalogo, si fonda sull’incontro e la dialettica interazione di due anime di due convergenti paesaggi poetici che danno vita a volte ad una fertile conflittualità. La dialettica di cui parla il critico riguarda le nature morte da una parte e i paesaggi dall’altra. La "natura morta", spiega ancora Bocci, diviene significativo tramite di una riflessione che raggiunge i confini e insieme le potenziali proiezioni metafisiche di una quotidianità soltanto apparentemente minima ma capace piuttosto di svelare per sottrazioni emotive umanissime assenze di solitudine, ma questa vocazione morandiana che produce risultati di respiro straordinario si stempera e si trasforma nei paesaggi. Gli steccati e le barriere sentimentali che l’artista sembra non voler superare quando costruisce quei suoi interni interiori vengono radicalmente abbattuti nei paesaggi all’insegna di una vitalistica naturalità, spinta in certe occasioni fino a fremiti di puro colore a esplosioni, di gialli, di verdi, di rossi.

Malan il fascino del colore

Rapide pennellate cariche di colore per descrivere la realtà delle cose di tutti i giorni, bottiglie, ciotole, panneggi e fiori popolano le tele di Erika Malan. I viola i verdi gli ocra si combinano in una variegata gamma di vibrazioni e con grandi pennellate rumorose, dense di materia, descrivono e suggeriscono la diversa consistenza degli oggetti. La trasparenza del vetro, la morbida intensità dei petali dei fiori, le cromie cangianti del legno di una sedia e morbidi panneggi di tessuti abbandonati, quasi dimenticati dentro nature morte sono i temi ricorrenti delle sue opere.

Dipingo per hobby, spiega Erika Malan, raccontando gli esordi della sua carriera artistica e il mio interesse iniziale si concentrava sulla scultura. Sono stata allieva di Lorenzo Garaventa alle prese con creta e con il gesso, sotto la sua guida hanno lasciato il segno anche se presto nel 78 ho dirottato la mia attività verso il campo della pittura, questa volta il mio maestro era Giuseppe Cardillo.

Poi i primi successi partecipa con ottimi risultati a concorsi nazionali e internazionali di pittura e a collettive a Genova e in provincia. Nel 1983 Erika Malan fonda con alcuni artisti genovesi l’associazione culturale amici di Albaro dando il via ad un’intensa attività culturale. Nella breve prefazione che apre il suo catalogo legato alla mostra ce la firma di Germano Beringheli il critico che ha contribuito alla selezione delle opere esposte da Erika Malan. "Il modo migliore per mettere in figura una emozione ho una sensazione, scrive Beringheli, e ancora quello di fare della pittura il luogo di una fluidità espressiva che trova sulla tela la propria espressione".

Germano Beringheli

Rifrangenti sensibili tra il tanto guardare, vedere e dire che si fa oggi di pittori può capitare davvero che ci si dimentichi di qualcuno il cui lavoro, pur avendo un senso continuo e progressivo, si svolga senza clamori, anzi con così pronunciata riservatezza da indurre alla disattenzione anche l’osservatore che si considera diligente. È questo il caso sofferto da chi scrive di fronte alle opere di Erika Malan, una pittrice che la pittura coltiva riservatamente da tempo e che soltanto adesso giunge alla prima personale, ordinata nelle sale della galleria “Il Punto” per rimanervi visibile fino al 3 aprile.

Avendo già osservato come questa pittrice giunga al primo approdo con insolita chiarezza di intenzioni e di linguaggio e quanto vi sia nelle sue pitture di sottile valore percettivo, di rifrangenti concettuali e di lucida interiorità, trascritta in maniera piena e sensibile, si deve qui aggiungere qualcosa sulla opportunità che lo sguardo si spinga, nella contemplazione, oltre la prima scorza del visibile. Di fatto la sostanza sottile del senso, rinviene, per le opere della Malan, fiori, nature o paesaggi che siano, oltre l’immediato costo sensibile all’immagine per effetto di una operatività pittorica che vitalisticamente fondi timbri e toni per ottenere un clima, uno scatto allusivo che apre alla metafora e alla dimensione commossa dell’intelligenza e della poesia. Nel segno, ed è questo il risultato più importante, di un naturalismo vissuto non in rapporto al mondo vero bensì attraverso il ripensamento della cultura pittorica e dei suoi raggiungimenti formali.

“Nature morte“ e “fiori“

le opere pittoriche di Erika Malan, che spaziano tra la rappresentazione di nature morte e fiori sono caratterizzate da una combinazione di abilità formale e sentimentale, in cui la pittura è risolta in modo luminoso, ma i significati metaforici sono sospesi nella sottile dimensione della seduzione lirica. Le opere di Malan attirano l'osservatore grazie alla loro sensibilità e alla loro capacità di suggerire significati. I suoi dipinti sono figurativi e materici, ma non informali, e utilizzano colori che evocano emozioni sensoriali ed emotive. Malan dimostra una comprensione profonda delle cose comuni e della natura, e utilizza queste conoscenze per creare opere che mostrano la capacità emozionale e la fantasia con cui interpreta l'aspetto caduco della natura, soprattutto nei fiori secchi.

Queste opere d'arte aiutano a visualizzare i momenti della vita che hanno un significato speciale per lei, e rappresentano il suo modo personale di comprendere il mondo intorno a lei. In sostanza, ogni artista autentico cerca di estrarre le cose dal loro contesto quotidiano e di utilizzarle per creare qualcosa di nuovo che rappresenti il loro modo unico di guardare il mondo. Queste opere d'arte sono emblemi dell'identità dell'artista e rappresentano i frammenti della sua esperienza personale che si uniscono per formare una visione unica del mondo. Il valore simbolico di ogni oggetto rappresentato in queste opere è il risultato del modo in cui l'artista ha compreso e interpretato il mondo intorno a lei.

Marco Canepa

Ripercorrendo a ritroso il percorso tracciato dai pittori del primo novecento italiano si incontra un folto gruppo di cultori della natura morta. Con intenti oggettivi, con propositi metafisici, tutti o quasi hanno almeno una volta, affrontato questo tema che perlopiù suggerisce emozioni dominate da una condizione di solitudine, di silenzio, di isolamento.

Per Malan il rapporto con la natura morta, motivo ricorrente del suo fare, si estende ad un’aria che va oltre il dipingere in se stesso, diventando un’apertura che conduce all’auto riflessione, ad un’analisi introspettiva che utilizza gli oggetti come medium. Una specie di sodalizio, giocante sulla complicità e sul rispetto degli elementi.

Una percezione sintattica che trova nel tavolo il riferimento prospettico più congeniale, ora abbandonato in un angolo con sopra una tazza ora davanti ad una finestra, o ancora appoggiato alla parete. Lo spazio viene diviso in sezioni distinte e precise che in una atmosfera metafisica evoca stati d’animo malinconici e fantasmagorie sibilline sconfinanti in una non realtà o per meglio dire in una realtà individuale, soggettiva, pensati nel cogliere le immagini di un piede rotto di un tavolo, nell’isolamento di una tazza, nei fiori appassiti che pendono da una brocca.

Le “nature morte“ della Malan si animano di un movimento vibrato stimolato nei suoi fremiti dalle luci e dalle ombre che nel loro delimitare i profili assumono un’entità propria ed autonoma. Marco Canepa 16 marzo 1994

E... prese vita!!!

Testimonials

Giuseppe Cardillo

Giuseppe Cardillo ha vissuto e lavorato a Genova con studio in Via S. Luca 4, si è formato all’Accademia Ligustica dove ha studiato ritratto sotto la guida di Alberto Helios Gagliardo.

Lorenzo Garaventa

Lorenzo Garaventa (Genova, 1913 – 1998) è stato uno scultore italiano, docente al liceo artistico Barabino di Genova e presso l'Accademia ligustica di belle arti.